Maurizio Pigozzo

 

Perché Khepera?

 

Perché proprio Khepera? Come sono arrivato a Khepera? Sono stato fotograficamente inattivo per diciannove anni: dovevo ricominciare tutto daccapo. Riguardavo le mie vecchie stampe degli anni Settanta e, pur non rinnegando niente, compresi che forse quel modo figurativo di fotografare aveva fatto il suo tempo. Come intendevo ripartire? Non potevo più disporre del colore (per la sparizione dal mercato del sistema Cibachrome), quindi decisi di procedere solo con il vecchio bianco e nero. Un giorno acquistai un CD di Randy Weston, noto musicista jazz, intitolato Khepera. Leggendo le note di copertina scoprii il significato di tale parola esotica: "Khepera", antico geroglifico egiziano significante "la trasformazione", trasformazione di tutte le cose. Fu un'illuminazione! Decisi di dare uno sguardo verso l'irreale, di riprendere, a modo mio, tutto ciò che si andava ponendo davanti all'obbiettivo, visualizzando e accostandomi al soggetto con occhio diverso, più selettivo. Gli oggetti perdevano la loro ragion d'essere per divenire intersezioni di linee con ombre che assumevano neri intensi, quasi catramosi. Scrutavo al loro interno, cercandone, dove era possibile, l'anima, l'origine, la materia, magari trasformando il banale nell'interessante, l'invisibile nel visibile. Il soggetto/oggetto cambiava pelle, diventava un polo d'attrazione per lo sguardo, spesso superficiale, dell'osservatore distratto. "Khepera", parola magica, è stata la molla che mi ha proiettato verso nuovi orizzonti e inusitate tendenze.

 

                                                                                                                                                              M.P.

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